La dignità rapita

Ehi falegname! Dov’é il tuo mestiere?
Non vedi? Il tuo legno non batte il progresso
Con le tue mani, reggi pensieri
Una volta ai tuoi calli portavan rispetto
Ti han chiuso dentro il tuo cassetto
Ormai sei vecchio non ne uscirai

Fabbro barbuto, dov’è il tuo martello?
La tua faccia è nera ancora lo sai?
La tua cara nota l’hanno rubata
E la tua incudine muta starà
La forgia è fredda, nera nel buio
L’odore del ferro non dimenticherai

Rit.
La dignità l’hanno rapita
L’han sequestrata uomini in giacca e cravatta

Ehi bottegaio! Ricordi il bancone?
Che le tue sole dita potevan toccare
Ricordi la lama? la tua bilancia?
Li misuravi il tuo oro il tuo miele
Le mensole vuote sono rimaste
Bambini di scuola non rimproveri più

Ehi operaio! Tutta la vita
Avevi uno zio, ti ha donato un cappio
Il tuo nemico non parla ne ascolta
Lui non ha cuore ne pelle ne peli
Il re dei cartoni ti ha licenziato
E dici a tuo figlio scappa da qui

Rit.

Ehi marionetta! Via il manganello
Ma che fai ?Non vedi?
Sei il servo del male
Con il tuo scudo spacchi le piazze
Con il tuo gas la speranza muore
Quella di un sogno, di un mondo migliore
Ma ti hanno stordito non ti accorgerai

L’Italia è unita dalla fatica
Da Aosta a Ragusa c’è chi si suicida
150 anni di abusi e soprusi
Il ricco che balla il povero ascolta
Crani come uova senza il giallo tuorlo
Al suo posto sangue di poveri illusi

Rit.