Giorgio e il re

Un attacco d’ira furibondo
spinse Giorgio fuori casa
In una camminata avendo capito
che lei gli mentì
«Voglio seppellire tutte le mie rogne
preferisco che fungan da concime
perché in buona sostanza»
disse toccandosi la panza
«tutto quello che mi serve ce l’ho qui».
«Questa notte è fatta per ascoltar
Il silenzioso invito
Di questa strada che vuol esser calpestata»
E intorno la natura lo invoglia a continuar
Lungo la strada scricchiolante
Di scure foglie morte
che si scompigliano dal vento che fa
si ferma a una fontana
di muschio vestita e
di colpo balza fuori una rana
che gli si presenta e dice
«Salve sono il Re».
Giorgio un po’ confuso
Solo dopo aver bevuto disse
«è un piacere conoscer Sua Maestà»
Rispose il Re contento
E con nobil sangue freddo domandò
«Non ti ho mai visto, cosa ci fai qua?»
«Lasciamo stare, non ne parlare,
sai è lunga da raccontare la storia di una stronza…
Piuttosto capiti preciso
Perché mi son perduto
Non so più dove andar»
«Ti darò una mano
Mio caro cuore infranto
Che per certi versi, sai, ci somigliamo tanto
Perché la mia regina
M’ha lasciato stamattina per il rospo
Che, sì, ce l’ha più grosso
Ma è tanto brutto che non si può guardar»
Il Re indica il cielo
E più precisamente la luna
Che gli vuol far notar
Ed è una luna sorridente
È un sorriso da stregatto
È un sorriso di qualcuno soddisfatto
Dice il Re «ti sei sbagliato
Però sei fortunato
Quella è una gondola che lontano ti può portar
Lo so che può sembrarti strano
Ma dalla realtà ormai sei lontano
Io sono l’unico che ti può aiutar
Ti spiego la luna
È di cinque padroni
Che si alternano quando cambia forma
La piena è dei cattivi
La mezza è dei bambini
La falce è del martello
La parte alta è di un poverello
Che la usa insieme agli altri che tetto non han
E il sorriso è la mia gondola
Tieni questo è il biglietto
Non dire ad altri ciò che t’ho detto
E adesso vai, questa è la tua opportunità
Ah, scusa dimenticavo
Che per poter affrontare il viaggio
La schiena tu mi dovrai leccar».
Giorgio ancora più confuso
Pensò “abbiamo fatto trenta, facciamo pure trentuno”
E la schiena leccò a Sua Maestà
E d’improvviso
Spuntò un arcobaleno
Ma di un colore solo
Di un rosso purpureo
Che si allungò verso quel sorriso
E il Re augurò «Buon appetito
Dai, divora quel che sarà»
Giunto a destinazione
Presentò il biglietto
Ad un tipo in piedi sulla capiente gondola
Era un giamaicano
Che remi non aveva
Bensì utilizzava i suoi lunghi rasta per
Vogare in cielo con la gondola del re
Lo fece accomodare
Gli offrì anche da fumare
E lui zitto si fece trasportare
E dopo la felice traversata
Fatta d’angeli in picchiata
I due sbarcaron su di un isola e
Giamaicaronte disse a Giorgio «qui starai ben»
Poi salutò ed il sorriso tornò indie’…